Riprendendo una bellissima canzone dei Massimo Volume, formazione di Bologna che ultimamente (pare) stia ricominciando a suonare, prendo spunto da questa frase per parlare delle illusioni.
Spesso mi sono illusa che le persone che mi stavano accanto mi amassero davvero, e non è per vittimismo che lo dico, quando invece non lo facevano affatto. L'amore è un concetto talmente soggettivo che in definitiva credo sia impossibile quantificare se non da se stessi. Io vorrei essere amata in un certo modo, non tollererei certe cose, non creerei alcune situazioni e magari mi piace scrivere lunghissime lettere. Certamente il metro con cui giudicherò l'amore di un'altra persona sarà il medesimo. Quindi non ci saranno sms o modi diversi di amare che tengano. Secondo questo ragionamento a questo punti potremmo pure andare a vivere in cima ad una montagna e bastare a noi stessi.
Fino ad un paio di ore fa non avevo considerato questa ipotesi. L'amore bisognerebbe prenderlo, tirarlo fuori e darlo, e chi lo riceve non lo dovrebbe vivisezionare ma semplicemente osservarlo, ammirarlo e custodirlo. Invece quando il tempo, gli anni e le abitudini si sedimentano spesso comincia questa specie di autopsia della storia e dei sentimenti, delle intenzioni, delle coppie che diventano slabbrate come vecchie mutande per via dell'ingresso nella vita quotidiana delle rispettive famiglie, delle decisioni e delle promesse fatte insieme che si trasformano in fantasmi uccisi dalla mancanza di libertà di pensiero e di scelta.
Quando invece ci si dovrebbe fermare. Respirare. Aprire bene gli occhi ed imparare a proteggere quell'innocenza, quell'entusiasmo e quella sana follia che c'era prima che le cose corrompano tutto.
Ed è inutile negarlo, ma è successo proprio a me.
martedì 27 gennaio 2009
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Dovrebbe essere l'amore a proteggere noi, invece siamo noi a farlo con fatica ed è questa fatica che sfibra, stanca, demolisce e scolla.
RispondiEliminaGrazie del tuo commento che mi ha permesso di leggerti.